Nel 2024 il fotovoltaico commerciale e industriale ha continuato a crescere in Europa, mentre l’adozione di sistemi di accumulo C&I è rimasta più contenuta. Con storage C&I (Commercial & Industrial) si intendono sistemi di batterie installati presso aziende, stabilimenti produttivi, magazzini o edifici commerciali, progettati per accumulare energia — spesso proveniente da impianti fotovoltaici — e riutilizzarla nei momenti più strategici dal punto di vista economico e operativo.

Questo divario non dipende da limiti tecnologici, ma da una questione più profonda: la difficoltà di costruire e comunicare una valutazione di convenienza chiara per le batterie.

Se il valore del fotovoltaico è intuitivo — produco energia e riduco la bolletta — quello dello storage è più articolato. Le batterie non sono semplici generatori, ma strumenti di gestione attiva dell’energia. Il loro ritorno economico dipende da come vengono integrate nelle dinamiche tariffarie, nei mercati elettrici e nei sistemi di controllo aziendali.

Per imprenditori ed energy manager italiani, comprendere questa differenza è oggi fondamentale.

Perché la valutazione di convenienza dello storage è più complessa del fotovoltaico

Il fotovoltaico industriale offre un beneficio diretto: ogni MWh prodotto e autoconsumato è un MWh non acquistato dalla rete. Il modello è lineare, facilmente comprensibile da CFO e direzioni finanziarie.

Lo storage, invece, è un asset flessibile. Il suo valore cambia in base a:

  • struttura delle tariffe elettriche;
  • costi di rete legati ai picchi di potenza;
  • possibilità di accedere ai mercati della flessibilità;
  • profilo di consumo specifico del sito produttivo.

In altre parole, la batteria non genera automaticamente risparmio: lo genera quando viene gestita in modo intelligente.

Questa maggiore complessità spiega perché molte imprese abbiano già investito nel solare ma non abbiano ancora affiancato un sistema di accumulo.

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Il valore economico : come si costruisce la redditività di una batteria

La convenienza di una batteria industriale non dipende da un unico fattore, ma dall’integrazione di più leve economiche.

Il primo livello di valore è interno all’azienda: riduzione dei picchi di potenza, maggiore autoconsumo dell’energia fotovoltaica e gestione più efficiente delle fasce tariffarie. In molti casi italiani, è questa componente a rendere sostenibile l’investimento.

A ciò può aggiungersi una seconda dimensione, legata alla possibilità di offrire flessibilità al sistema elettrico e accedere a meccanismi di remunerazione dedicati. Si tratta di opportunità variabili, ma potenzialmente capaci di migliorare ulteriormente il ritorno economico.

La redditività dello storage nasce quindi dalla combinazione tra ottimizzazione interna e valorizzazione esterna, costruita su misura per il profilo energetico dell’impresa.

Il ruolo centrale dell’Energy Management System (EMS)

Un elemento spesso sottovalutato è il sistema di gestione dell’energia.

Senza un EMS avanzato, la batteria rischia di non essere sfruttata appieno. Il software deve essere in grado di:

  • prevedere carichi e produzione fotovoltaica;
  • reagire alle variazioni di prezzo;
  • coordinare accumulo, consumo e immissione in rete;
  • interfacciarsi con eventuali aggregatori o piattaforme di mercato.

In pratica, il valore economico dello storage dipende tanto dall’intelligenza di gestione quanto dalla tecnologia hardware installata.

Per questo motivo, il business case non può essere ridotto al semplice costo €/kWh della batteria.

Perché oggi molte imprese sono ancora caute

Nonostante il potenziale, il mercato dello storage C&I cresce più lentamente rispetto al fotovoltaico. Le principali barriere sono:

  • Complessità regolatoria: le opportunità di monetizzazione variano da Paese a Paese e richiedono competenze tecniche e normative specifiche.

  • Percezione del rischio: a differenza del fotovoltaico, dove il risparmio è immediato e facilmente quantificabile, nel caso delle batterie il ritorno dipende da più variabili (tariffe, profilo di consumo, evoluzione del mercato).

  • Comunicazione poco orientata al business: lo storage viene spesso presentato come tecnologia, senza tradurre i benefici in priorità aziendali concrete come riduzione dell’OPEX, tutela dei margini e continuità operativa.

Superare queste barriere significa passare da una semplice logica di vendita dell’impianto a un approccio di consulenza energetica strategica, centrato sui risultati economici per l’impresa.

Quali imprese traggono oggi maggior beneficio

I primi adottatori dello storage C&I sono generalmente aziende con:

  • elevati costi energetici;
  • forti picchi di potenza;
  • vincoli di capacità di connessione;
  • esigenze di resilienza operativa.

Stabilimenti produttivi, hub logistici, supermercati, data center e strutture sanitarie sono esempi tipici. In questi casi, l’accumulo consente non solo di risparmiare, ma di migliorare la stabilità operativa.

Con la progressiva riduzione dei costi delle batterie e l’evoluzione delle tariffe, anche PMI, hotel e complessi direzionali potranno trovare nello storage una soluzione economicamente interessante.

Prospettive: lo storage come componente strutturale del sistema energetico

L’elettrificazione dei processi industriali e la crescente penetrazione delle rinnovabili stanno trasformando il sistema elettrico europeo. In questo scenario, la flessibilità diventa un elemento centrale.

Le batterie non saranno più un accessorio opzionale del fotovoltaico, ma una componente strutturale degli impianti energetici aziendali.

Per le imprese italiane, valutare oggi il business case dello storage significa anticipare questa evoluzione e posizionarsi in modo competitivo nei prossimi anni.

Il business case delle batterie C&I non è semplice, ma è sempre più rilevante.

A differenza del fotovoltaico, il valore dello storage dipende da un insieme di fattori tecnici, tariffari e regolatori che devono essere analizzati in modo integrato.

Quando progettato correttamente, un sistema di accumulo può:

  • rafforzare l’autoconsumo;
  • ridurre i costi legati ai picchi;
  • aumentare la resilienza energetica;
  • aprire nuove opportunità di ricavo.

La chiave è partire da un’analisi personalizzata e costruire uno stack di valore coerente con il profilo energetico dell’azienda.

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